I Kata nel Karate

Il Kata è forse la parte ove il Karate è racchiuso con tutti i suoi segreti e le sue radici più profonde.   È l'essenza stessa dal Karate Do. Indipendentemente dallo stile praticato, il Kata costituisce lo scrigno contenente gli innumerevoli tesori che questa Arte Marziale conserva.  Nato come documento storico che servisse a trasmettere i dettami di una od altra scuola dai Maestri ai propri allievi, il Kata ha perso molta della sua originaria connotazione storica e storiografica.

Oggi il Kata viene impiegato come strumento competitivo ed ha subito una sua evoluzione a carattere agonistico che ne ha sicuramente deturpato l'area più profonda che è lo studio e la ricerca attraverso lo stesso del significato gestuale intrinseco di un'Arte Marziale.

Anticamente il Kata era una forma codificata di gesti che raccoglieva sì la storia di una Scuola, ma era anche in grado di camuffare quelli che erano i dettami più importanti di tale Scuola in modo da permetterne la trasmissione solamente agli adepti che ne comprendevano le allegorie. Era insomma uno strumento che soltanto pochi avevano il beneficio di conoscere interamente e che dava comunque a tutti la possibilità di farne pratica.

Esistono diverse famiglie di Kata di provenienza varia che hanno segnato lo studio dei vari stili; ogni Kata racchiude in sé le informazioni più importanti che ogni stile ha al suo interno. 

Tutti i Kata Shotokan

  • Bassai Sho - Distruggere la Fortezza (piccolo)
  • Kanku Sho - Guardare il Cielo (piccolo)
  • Tekki Sandan - Cavaliere di Ferro (III°)
  • Gankaku - La Gru su una Roccia
  • Nijushiho - Ventiquattro Passi
  • Ji'In - Tempio dell'amore di Budda
  • Jitte - Dieci Mani, Mano del Tempio
  • Hangetsu - Mezza Luna - (ant. Tredici Mani)
  • Chinte - Mano Misteriosa o Rara, Tecnica Straordinaria
  • Wankan - Corona del Re
  • Socin - Grande Calma, Conservare la Pace
  • Meikyo - Specchio Splendente, Luminoso
  • Gojushiho Dai - Cinquantaquattro Passi (grande)
  • Gojushiho Sho - Cinquantaquattro Passi (piccolo)
  • Unsu - Mani come Nuvole

Che cosa so​no i Kata?

I Kata (forma) sono metodi di allenamento con un loro disegno sequenziale, con tecniche di difesa precostituite e con tecniche di attacco, parata e contrattacco inserite nella forma che raffigura e simula un combattimento contro uno o più avversari.  Fino all'inizio del secolo scorso il Kata era considerato il metodo "ideale" per allenarsi nel Karate. La pratica dei Kata migliora la velocità, il controllo, la respirazione, il ritmo, la coordinazione, la concentrazione e le prestazioni dei praticanti in quelle che possiamo definire "tecniche di difesa".   I Kata sono l'essenza del Karate... nel Kata è distillata e concentrata la saggezza, la conoscenza e l'esperienza di centinaia di Maestri di Karate, tradotti in un linguaggio di movimento ritmico, di respirazione e di abile intuito. In prima analisi un Kata può essere considerato un insieme di tecniche difensive e offensive eseguite secondo un ordine prestabilito. In realtà la vera essenza del Kata non consiste nei gesti in sé, ma nel modo in cui vengono eseguiti; in altre parole è necessario scavare più a fondo per riuscire a capire lo spirito del Maestro che creò il Kata stesso.   Ideare e perfezionare un Kata poteva richiedere anche diversi anni e, dal momento in cui furono creati, con il passare del tempo molteplici sono stati i cambiamenti, non tanto per quanto riguarda l’ordine dei movimenti e la loro struttura, che non sono cambiati molto, piuttosto per quanto concerne il “modo di pensare”, o meglio le interpretazioni diverse che si sono attribuite ad ogni singolo movimento con il trascorrere del tempo.

I Kata dello Shotokan 

Ciò che meglio caratterizza una scuola di Karate è l'insieme dei suoi Kata.

Nello stile Shotokan troviamo 26 Kata. I primi 15 Kata classici furono tradotti in giapponese e codificati dal Maestro Funakoshi Gichin. In seguito sono stati aggiunti altri 11 Kata, a questi vanno aggiunti il Ten no Kata ed i 3 Taikyoku.

Contrariamente ad altre scuole, che continuano a utilizzare le denominazioni usate a Okinawa, Funakoshi G. ha «giapponesizzato» le denominazioni classiche, che erano un misto di cinese e di dialetto di Okinawa. Così, quando lo stesso Kata è praticato nello Shotokan e in un'altra scuola, la sua denominazione è doppia, cosa che causa spesso delle confusioni.

L'insegnamento e la trasmissione del Karate sono avvenuti senza utilizzare la scrittura ed era anche generalmente proibito utilizzare la scrittura per fissare l'insegnamento ricevuto e questo in tutte le forme di Budo.  È per questo che i Kata restavano nel campo della pratica fisica con un supporto orale, quando c'era bisogno di scrivere il nome di un Kata, per esempio per presentare un programma di dimostrazione erano scelti ideogrammi corrispondenti alla pronuncia del nome dei Kata.

La scelta degli ideogrammi poteva dunque variare da un momento all'altro, a condizione che si pronunciassero nello stesso modo. Funakoshi insegnò nella sua scuola i 15 Kata classici di Okinawa, ma scelse per ogni Kata un'immagine rappresentativa, con ideogrammi che corrispondessero al sistema di pronuncia del nome giapponese; così la maggior parte dei Kata dello Shotokan hanno un nome diverso da quello utilizzato nelle altre scuole, dove si praticano Kata della stessa origine.  La denominazione classica di Okinawa non evocava nient'altro che un suono, ma con Funakoshi ogni nome del Kata corrisponde a un'immagine simbolica veicolata attraverso l'ideogramma e il suono. Lo stile Shotokan si differenzia dagli altri stili principali di Karate (Wado Ryu, Shito Ryu, Goju Ryu) per tutta una serie di componenti, tra cui ricordiamo:

  • grande ampiezza nel caricamento delle tecniche;
  • rispetto dell'embusen con termine del Kata nel punto d'inizio;
  • grande potenza nell'azione e posizioni (Dachi) serventi allo sfoggio di tale potenza;
  • esecuzione in tre fasi "parata/attacco/parata";
  • tecniche o combinazioni di tecniche ripetute tre volte nel corso del Kata durante il movimento direzionale diretto;
  • fasi acrobatiche di estrema difficoltà nel corso del Kata (Gangaku, Enpi, Kanku Sho, Unsu) con salti ed avvitamenti aerei di oltre 360°;
  • adatto per un combattimento a media (esempio Enpi) e corta distanza (esempio Hangetsu).

Tra i Kata occorre distinguere due gruppi:

  • quelli che sono stati insegnati da Funakoshi Gichin;
  • quelli che sono stati studiati nel Dojo Shotokan, al di fuori del suo insegnamento.

Ogni Kata inizia e finisce con il saluto "Rei" (礼) che dimostra come il rispetto e la gratitudine siano le fondamenta della forza interiore del Karateka. Ogni tecnica è poi espressa con la corretta forma, dinamica, forza, velocità e ritmo e, soprattutto, con il corretto spirito “Budō”. Tutti i Kata sono strutturati secondo uno schema che prevede un determinato tracciato prestabilito "Enbusen".  Il praticante deve mantenere, durante l’esecuzione, un’attenzione costante (Zanshin 残心) ad indicare il suo essere sempre pronto e presente verso gli immaginari avversari che lo attaccheranno durante l’esecuzione del Kata.  Ogni Kata propone diverse tipologie di difesa contro più avversari, talvolta anche armati.  Attraverso l'esercizio del Kata il praticante capisce come trasformare i movimenti appresi nel Kihon in tecniche utilizzabili in una reale situazione di combattimento.

A completamento dell'applicazione dei Kata viene eseguito il Kata Bunkai che letteralmente significa "Kata Smontato".

I Bunkai vengono eseguiti nel Dōjō con l'aiuto di uno o più Karateka  creando così una dimostrazione "più reale" del significato delle tecniche eseguite in un Kata, mettendo in pratica un attacco predefinito a cui occorre rispondere con una determinata tecnica. In questo modo gli allievi comprendono meglio i vari movimenti di cui è composto il Kata, si migliora la propria tecnica imparando a valutare i tempi, aggiustare le distanze ed adattandole alle dimensioni dell'avversario.

Per ogni Kata, si parte dall'applicazione iniziale della prima tecnica base, alla quale poi ognuno può applicare delle varianti in base alle condizioni del momento:

  • tipologia avversario (grande o piccolo);
  • distanza dopo la prima tecnica;
  • reazione dell'avversario, ecc..

In questo modo il Bunkai potrà essere sviluppato in migliaia di situazioni diverse, ricordando sempre che la prima tecnica della combinazione dovrà rispettare il Kata originale.

Esempio: nel Bunkai dell'Heian Shodan la prima tecnica che faremo sarà Gedan Barai (e questa non si cambia), chi attacca potrà fare Mae Geri oppure Oitsuki Chudan o Yoko Geri Chudan, una volta difeso l'attacco, il nostro contrattacco poi sarà libero, condizionato solo dalla condizione in cui ci troveremo in quel momento.  Il mio Maestro mi insegnò che l'unico limite che abbiamo è la fantasia nell'usare le tecniche che conosciamo meglio e che ci sono più congeniali, sempre nel rispetto di quanto detto sopra. 

Fonti:
https://digilander.libero.it/taurinense.karate/kata.html
http://www.mushotoku.it/Index_uso.php?pubblica=kata/tabkata.php